Di seguito trovate consigli e suggerimenti di lettura, video e altri contenuti, accompagnati da brevi commenti dei nostri membri. Tali commenti esprimono opinioni personali e non rappresentano l’associazione Ratio.
Beatrice Bonato
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The myth of the petrodollar
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La guerra in Iran non è solo l’ennesimo fallimento delle politiche occidentali ma rappresenta anche, secondo molti, il catalizzatore del declino del dollaro, usato da oltre mezzo secolo come moneta di scambio per il greggio, a favore dello yuan cinese. Ma che sia davvero così?
Negli anni Settanta, mentre il Dipartimento del Tesoro americano cedeva le proprie obbligazioni all’Arabia Saudita, questa vendeva greggio in dollari. Nasceva così il petrodollaro che sanciva il dominio finanziario statunitense, da allora parso indissolubilmente legato a quegli scambi.
Il recente conflitto in Medio Oriente e i pagamenti del petrolio in yuan cinese sembrano, d’altra parte, sottolineare un indebolimento di tale posizione e, come molti suggeriscono, l’inizio del tramonto del dollaro. Tuttavia, la sua crisi è cominciata già anni fa a causa della volatilità del prezzo del greggio: se la posizione dominante degli USA fosse intrinsecamente legata a questo commercio, la valuta di scambio non sarebbe più la stessa da anni. Inoltre, lo yuan non è più attraente del dollaro: il primo rappresenta una piccolissima frazione delle transazioni globali e non può circolare liberamente.
Piuttosto, quello che penalizza la moneta americana sono le strategie geopolitiche statunitensi e le sanzioni finanziarie dell’amministrazione corrente, che potrebbero spostare le preferenze verso asset politici meno rischiosi. Ciò che conta è quindi la fiducia riposta in questa valuta, non tanto il fascino della rivale cinese.
Anita Scambia
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EU supergroup concocts latest plan to rival Wall Street
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Il 28 maggio, i ministri delle finanze di Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia si sono riuniti a Berlino, con l’intento di trovare i compromessi politici necessari per trasformare l’Unione Europea sia dal punto di vista dell’attrattività degli investimenti che da quello della difesa. Sebbene non siano ancora state rilasciate dichiarazioni ufficiali in merito, attese per la giornata di oggi, sembra che si sia discusso anche dell’introduzione di un’unica autorità di vigilanza sui mercati per garantire una maggiore trasparenza finanziaria.
L’iniziativa ha contrariato i paesi meno disposti a cedere la propria sovranità a Bruxelles, tra cui Irlanda e Lussemburgo (first reaction: shock). Tuttavia, la mancanza di un mercato di capitali unificato in Europa amplifica il rischio che le aziende più promettenti del Vecchio Continente si rivolgano a colossi come Cina e USA in cerca di finanziamenti.
Anche se per dare un giudizio critico sui negoziati bisognerà poi analizzarne la fattispecie e la fattibilità, per il momento questo incontro appare comunque come un segnale positivo. Il fatto che l’UE sia zoppa perché priva di un’integrazione fiscale e finanziaria, oltre che di una difesa comune, è forse un’opinione un po’ forte per qualcuno, ma che, specialmente negli ultimi anni, mi chiedo sempre di più come possa essere così divisiva.
Gabriele Puxeddu
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Applicazione Nepo
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Questo mese, più che un argomento economico in senso stretto, vorrei suggerirvi una realtà, un movimento, che, sono fermamente convinto, esula da quell’immobilismo da cui tutti ci distanziamo ma di cui, alle volte, facciamo inevitabilmente parte.
Dalla necessità di portare al centro dell’attenzione pubblica il tema della sicurezza stradale, dal bisogno di discuterne ma, soprattutto, di essere ascoltati, nasce NEPO. È una vera e propria comunità che lotta con tutta se stessa contro la rassegnazione comune del “ma tanto è così… cosa ci possiamo fare …”.
NEPO nasce dopo un incidente di troppo in un tragico Natale in Sardegna, dove spostarsi non ha solo un costo economico elevato ma talvolta, purtroppo, un costo sociale ancora più pesante. La loro pagina social documenta tutto; qui io preferisco parlarvi della loro app per la sicurezza stradale, premiata da Harvard.
L’idea è tanto semplice quanto potente: un navigatore con cui chiunque può segnalare le criticità della rete stradale, contribuendo ad alimentare costantemente una mappa che suggerirà il percorso più sicuro. La perdita di vite umane e gli incidenti gravi sono un prezzo che la società non può e non deve ignorare.
Vorrei che questa riflessione potesse aiutare a ragionare in maniera più ampia sul tema della mobilità, sulle scelte di investimento pubblico in infrastrutture e mezzi di trasporto, sulle regole del codice della strada e sul loro continuo inasprimento. Spero che la NEPO app vi faccia chiedere: a dover cambiare è solo il comportamento alla guida o anche le infrastrutture?

