Di seguito trovate consigli e suggerimenti di lettura, video e altri contenuti, accompagnati da brevi commenti dei nostri membri. Tali commenti esprimono opinioni personali e non rappresentano l’associazione Ratio.
Giuseppe Rosetti
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The Global Economy’s Warning Signals Are Broken – The New York Times
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Le recenti crisi come il COVID-19 e le guerre commerciali di Trump hanno aumentato l’incertezza in economia. In questo articolo, l’autrice parte dalla situazione economica statunitense, che nonostante i diversi proclami sugli effetti negativi delle politiche trumpiane e gli avvertimenti degli economisti, in superficie sembra ancora stabile.
Questo non significa negare che queste scelte abbiano un costo e che siano rischiose, ma che gli indicatori standard della salute dell’economia siano meno affidabili: i pattern economici più tradizionali si stanno incrinando. Per citare un esempio dall’articolo: i consumi rimangono alti, nonostante un pessimo sentiment dei consumatori. A un primo impatto sono buoni segnali, ma guardando più in profondità non sono così positivi: i consumi dei cittadini americani sono trainati dal 10% più ricco della popolazione, mentre il resto dei consumatori si sposta verso i discount.
Penso che lo stesso discorso si possa applicare in Italia: la borsa di Milano nel 2025 ha chiuso uno dei suoi migliori anni; l’occupazione è in aumento; l’Italia sta migliorando di anno in anno nei rating sul debito sovrano. Può sembrare che la situazione economica italiana sia buona, ma questi dati non mettono in evidenza le numerose criticità della nostra economia. La nuova ondata di incertezza rende tutto ancor più difficile da interpretare e aumenta il bisogno di migliori strumenti.
Carlotta Chiaramonte
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Quando anche soggetti lontani dalla politica si spingono in analisi politico-economiche serie e motivate è un segnale che il mondo ha bisogno di economistǝ in grado di rispondere all’incertezza di questi tempi con un impegno che va oltre lo studio delle tecniche di analisi.
In questo video Drew Gooden, famoso commentary youtuber americano, delinea con intelligente sarcasmo un quadro informato e apartitico sull’attuale situazione economica americana. The numbers are green, ironizza, riferendosi ad un mercato azionario che sembra godere di ottima salute — ed è vero. Eppure, l’economia reale sembra fornire altri esiti circa lo stato di benessere dei cittadini. Se indicatori macro come il PIL sembrano non soffrire, spiega Drew, è probabilmente a causa dell’impatto dell’AI sulle borse. E mentre sul ritorno sugli investimenti di questa potenziale bolla speculativa non ci sono certezze, quello che è certo è che sono i cittadini a pagarne, letteralmente in bolletta, i costi, senza però trarne alcun beneficio.
Il vero problema è l’estrema concentrazione della ricchezza e dei mercati: se il meccanismo del trickle down si è inceppato (sempre che sia mai esistito) la soluzione non può che risiedere in forme di tassazione degli ultrapatrimoni. Non si tratta di una questione morale; è necessario modificare il sistema degli incentivi delle big corp a favore di chi, e non cosa, è fonte di ricchezza per le aziende: lavoratori e lavoratrici.
Gilda Cancio
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Trump tariff policy, uncertainty, and the role of economics | CEPR
The economic effects of trade policy uncertainty
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“Il mondo non finirebbe a causa dell’incertezza delle politiche commerciali. Ma ci sarebbe un prezzo da pagare. Senza certezza e prevedibilità, la crescita e la creazione di posti di lavoro sarebbero più lente e fragili […]. Le decisioni di investimento e consumo verrebbero rinviate, molte a tempo indeterminato. Tutto ciò si tradurrebbe in una minore produttività e in un ridotto potenziale futuro”.
Le parole di Roberto Azevedo, ex direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio non sono un monito astratto; trovano piena conferma nell’evidenza empirica.
I due documenti offrono, da una parte, una solida quantificazione degli effetti macroeconomici dell’incertezza nella politica commerciale, dove i risultati confermano che shock legati all’aumento dei dazi, sia in livello che in volatilità, riducono gli investimenti, consumi, esportazioni, contraendo in questo modo il PIL. Dall’altra, evidenziano come, qualora la recessione sia causata da incertezza, il problema risieda soprattutto nella mancata incisività delle tradizionali manovre di politica monetaria e fiscale. Gli stimoli arrivano, ma la risposta di famiglie e imprese è debole ed esitante.
E allora, vi è un vero guadagno nelle scelte protezionistiche?
La teoria economica esclude questa possibilità per i Paesi offesi, ma cosa succede a chi offende? Forse i (limitati) benefici di breve periodo non compensano le ricadute diffuse e persistenti nel lungo?
L’esperienza passata ci suggerisce che la verità è che non viene eletto nessun vincitore.
Giacomo Ercoli
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Why Japan’s Economy Is at a Tipping Point
Trade or Trap? Japan investors bet on Takaichi after landslide
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Il Giappone sta attraversando una profonda trasformazione economica dopo 30 anni di stagnazione, passati alla storia come i decenni perduti. La vittoria del Partito Liberal Democratico (LDP) e del primo ministro Sanae Takaichi alle elezioni dell’8 Febbraio 2026 introduce una nuova variabile nel futuro dell’economia nipponica e degli equilibri globali.
I recenti shock globali hanno forzato nel 2024, dopo più di un decennio, la Bank of Japan (BoJ) ad innalzare i tassi per frenare l’inflazione. Il governo di Takaichi si trova ora a dover rispondere alle preoccupazioni della popolazione, ma le misure espansive proposte rischiano di aggravare la situazione e sollevano numerosi interrogativi. Già i sussidi approvati nel 2025 e poi le promesse elettorali di spesa pubblica, come la sospensione di una tassa sui consumi alimentari, avevano causato un indebolimento dello Yen. La BoJ dovrà scegliere se continuare ad alzare i tassi per mantenere sotto controllo l’inflazione, rendendo ancora più oneroso il servizio del gigantesco debito giapponese, oppure lasciare a Takaichi uno spazio di manovra per le proprie politiche.
Il rischio per i mercati è duplice. Da un lato l’innalzamento dei tassi metterebbe in difficoltà il carry trade sullo yen. Dall’altro, essendo il Giappone uno dei principali paesi creditori, un aumento del rendimento sul debito per finanziare le politiche del governo potrebbe generare un flusso di rientro di parte dei capitali investiti all’estero.

